18. Museo dell'Aeronautica Gianni Caproni | Trento

Le origini del Museo risalgono al 1927, quando Gianni Caproni e la moglie Ti­mina Guasti aprirono il primo museo aziendale italiano per conservare le tradizioni della propria attività pro­duttiva e dell’aviazione italiana. Oggi il Museo raccoglie ed espone una colle­zione di rilievo mondiale; una parte importante delle collezioni è inerente la Grande Guer­ra, nella quale Gianni Caproni ebbe un ruolo di primo piano. Dei bombardieri trimotori Caproni, il Mu­seo conserva disegni e diversi fram­menti originali.
Carteggi autografi e fotografie illu­strano il profondo legame instaurato­si fra Caproni e Gabriele D’Annunzio, autore fra l’altro del motto adottato dall’azienda “Senza cozzar dirocco”. Nell’esposizione sono presenti l’Ansaldo A.1 di Natale Palli e lo SVA5 di Gino Allegri della squadriglia “La Serenissima” che il 9 agosto 1918 partecipò al “volo su Vienna”, clamorosa impresa propa­gandistica ispirata e guidata da D’An­nunzio.
Di un altro indiscusso protagonista della Grande Guerra, Francesco Barac­ca, il Museo espone fotografie origi­nali e cimeli legati alla sua tragica fine nel 1918. L’aviazione austro-ungarica è rappresentata dalla fusoliera origi­nale del caccia Fokker D.VIII (1918), unico componente esistente di uno fra i migliori velivoli della Prima guer­ra mondiale. Le raccolte annoverano aeromobi­li rarissimi o unici al mondo, in larga parte del periodo pioneristico o lega­ti a imprese della storia aeronautica. Venti aeromobili sono allestiti nella sala espositiva del Museo, mentre altri trentasette, conservati nei de­positi, vengono esposti al pubblico a rotazione. Alla collezione aeronautica, il Museo affianca un’interessante pi­nacoteca sul volo, nata grazie al me­cenatismo dei fondatori nei confronti dei pittori futuristi.
Nel Museo trovano posto inoltre una ricostruzione dell’officina delle eliche degli anni Venti ed una rievocazione dello studio di progettazione di Gianni Caproni.

Attività e servizi
Dal 1999 è inserito nella rete dei musei scientifici facenti capo al Museo del­le Scienze di Trento. Il Museo propo­ne esposizioni temporanee finalizzate a promuovere la divulgazione della cultura storica ed aeronautica. Alle scuole è riservata una vasta scelta di attività educative che spaziano dalla storia dell’aeronautica ai principi fisi­ci del volo, all’interpretazione del volo nella storia delle arti. Il pubblico può partecipare a visite guidate ed appun­tamenti settimanali di intrattenimento culturale. Il Museo dispone di un archi­vio e di un importante fondo bibliote­cario aperto alla consultazione presso la biblioteca del Museo delle Scienze di Trento (via Calepina 10, Trento). Il bo­okshop presenta la produzione edito­riale del Museo e delle più importanti case editrici a livello nazionale.

Orari  
da martedì a domenica 10-13 e 14-18;
chiuso lunedì non festivi, 25 dicembre e 1° gennaio

Info 
Trento, via Lidorno 3
Tel. 0461 944888
www.museocaproni.it

 


Colloquio con Luca Gabrielli e Neva Capra, curatori delle collezioni del Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni, Trento
25 gennaio 2013

I vostri visitatori da dove arrivano?
I visitatori del Museo provengono sia dal Trentino che da fuori provincia. Una significativa percentuale dei nostri visitatori viene poi dall’estero: per i pezzi che espone, il Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni è infatti un importante riferimento della museologia aeronautica internazionale.

Cosa li porta al Museo Caproni?
Dipende, ovviamente, dal tipo di visitatore. Gli appassionati del settore vengono – anche da molto lontano –  per vedere l’aeroplano che più amano e del quale sopravvive solo l’esemplare esposto da noi o, al massimo, un altro paio in tutto il mondo. È, ad esempio, il caso dell’aereo del volo su Vienna o del “Gobbo Maledetto” della Seconda guerra mondiale. Le scolaresche e le famiglie vengono invece per vedere da vicino gli aerei italiani del periodo pionieristico, per scoprirne le imprese e le vicissitudini umane di chi su quegli aerei volò.

Il fatto che le vostre collezioni siano ora di proprietà della Provincia cosa significa, concretamente?
L’acquisto da parte della Provincia della collezione “Caproni” ha rappresentato un passaggio fondamentale per il Museo. Questo importantissimo patrimonio culturale, costituito non solo da aeroplani storici ma anche da un ricchissimo archivio fotografico e documentale, è ora inalienabile e di proprietà pubblica. Il Museo e la Provincia possono dunque avviare un percorso di valorizzazione finalizzato alla pubblica fruizione senza il timore che tale importantissimo patrimonio culturale venga disperso a fine periodo di comodato.

In che modo e seguendo quali percorsi il Museo rivolge la propria attenzione al I° conflitto mondiale?
Il Museo si sta preparando all’anniversario del primo conflitto mondiale approfondendo la conoscenza dei velivoli risalenti agli anni della Grande Guerra attualmente parte delle collezioni. Già esposti o ancora da esporre. Questo approfondimento si concretizza sia nella ricerca finalizzata allo studio puntuale dei velivoli in oggetto, sia nella valutazione, in concerto con la Soprintendenza competente, di aspetti di conservazione, finalizzati ad interventi di restauro preliminari alla piena valorizzazione dei pezzi. Più concretamente: vorremmo giungere a poter disporre sia di contesti espositivi più adeguati dal punto di vista degli spazi sia, soprattutto, per quanto attiene alla fruibilità dei contenuti ai visitatori.

Il visitatore come viene fatto partecipare al percorso espositivo? 
La visita al Museo Caproni e alla sua collezione può essere condotta in visita guidata o anche autonomamente. Nel corso della visita guidata i nostri comunicatori scientifici si fanno portavoce delle storie di cui i pezzi della collezione rappresentano testimonianze primarie. Ogni visita guidata è una storia a sé perché il comunicatore ama, di volta in volta, soffermarsi sugli aeroplani  che più suscitano l’interesse del visitatore che ha di fronte. Il pubblico in visita più che un ascoltatore passivo è per noi fonte di ispirazione in quanto interlocutore curioso. Così: nessuna domanda è banale e noi stessi abbiamo imparato a guardare ai nostri velivoli in modo diverso, talvolta più appassionato, grazie agli spunti di riflessione offertici dei nostri visitatori.
È comunque possibile visitare il Museo anche autonomamente ed in tal caso i nostri comunicatori restano a disposizione lungo il percorso per raccogliere ed evadere eventuali curiosità che dovessero nascere nel corso della visita.

Quali sono i “pezzi” più importanti e pregiati che ci sono al Caproni, con particolare riferimento alla Grande Guerra?
Il Museo espone diversi velivoli del periodo della Grande Guerra, si tratta di aeroplani particolarmente significativi perché protagonisti di imprese che sono passate alla storia (come nel caso dell’Ansaldo S.V.A. 5 del volo su Vienna, nel 1918) o perché rappresentanti tappe fondamentali della capacità tecnologica dell’industria aeronautica italiana (è il caso dell’Ansaldo A.1 “Balilla”, primo caccia di ideazione e costruzione interamente italiana), o ancora, perché pezzi unici al mondo giacché non hanno avuto un seguito in produzione (è il caso del prototipo del cacciabombardiere Caproni Ca.53).
Nei suoi laboratori, il Museo sta inoltre studiando un altro velivolo, di proprietà deL Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto. Si tratta di un bombardiere strategico Caproni, probabilmente un esemplare propulso da tre motori FIAT A.10, per complessivi 300hp. Conservato in frammenti presso il Castello di Rovereto probabilmente sin dagli anni Trenta, è ora oggetto di studio poiché si tratta probabilmente dell’esemplare più antico sopravvissuto della produzione di questo tipo di apparecchio, del quale restano oggi oltre a questo solo due esemplari: uno esposto presso il Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle, vicino Roma e un secondo esposto presso il museo della forza aerea americana (USAF Museum) di Dayton, Ohio, negli Stati Uniti.

Che opera di valorizzazione viene svolta, o è prevista, per questi “pezzi”?
Per quanto attiene al velivolo Ansaldo A.1 “Balilla”, vorremmo permetterne mirati interventi di conservazione che portino ad una piena valorizzazione del velivolo, soprattutto dei suoi intelaggi. La tela con la quale sono rivestite le ali di questo biplano è infatti ancora quella originale del 1918, sia dal punto di vista materico sia dal punto di vista della colorazione mimetica. Si tratta di qualche cosa di eccezionalmente raro e pregiato, di inestimabile valore storico per quanto attiene la nostra storia aeronautica. Se si apre un libro di storia e si legge come venivano intelati gli aeroplani italiani durante la Prima guerra mondiale si troveranno elencati esattamente i dettagli costruttivi e pittorici riscontrabili negli intelaggi in seta del “Balilla”. Osservarli da vicino è qualcosa di particolarmente emozionante che non richiede assolutamente di essere appassionati del settore aeronautico per essere apprezzato. Il “bello” è qualcosa che trascende ampiamente gli ambiti disciplinari e le competenze specifiche.
Contemporaneamente, stiamo portando avanti le ricerche incentrate intorno al bombardiere strategico “Caproni”. Dallo studio di materiale messo a disposizione grazie al fondamentale contributo della famiglia Caproni e di documentazione relativa alle squadriglie che operarono durante la Prima guerra mondiale, custodita presso l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Aeronautica, contiamo di giungere presto a nuove ed interessanti scoperte relative a questo pezzo.

Quale buon motivo per fare una vista al Caproni?
Potrà sembrare banale, ma siamo pienamente convinti di ciò: un buon motivo per visitare il Museo Caproni è quello per il quale dalla visita si uscirà emozionati!
Ciascuno dei pezzi esposti si è infatti reso protagonista di una pagina della nostra storia comune e, decisamente, non occorre essere “addetti ai lavori” per apprezzarne il fascino e l’interesse. È sufficiente essere curiosi e avere voglia di “viaggiare” nella storia.
Inoltre, per i trentini che non conoscessero questo loro brillante conterraneo, la visita è l’occasione per scoprire la figura di quest’uomo che, sebbene emigrato giovanissimo, non ha mai smesso di portare Arco, la sua gente e il Trentino tutto nel cuore.
Può sembrare infatti un paradosso, ma Gianni Caproni è quasi più famoso all’estero o altrove in Italia, che non nel suo Trentino.

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Di seguito vi proponiamo una produzione video realizzata dal Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni con la collaborazione dell’ASTUT – Archivio Scientifico e Tecnologico dell’Università di Torino.
I due filmati descrivono le modalità di selezione degli aspiranti aviatori secondo criteri scientifici.
I banchi di prova che si possono vedere nel filmato, come pure tutta l’attrezzatura medica, sono originali e impiegati negli anni 1917-1919, presso il Laboratorio per la selezione psico-fisica degli aspiranti dell’Istituto di fisiologia umana di Torino.