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Panarotta_lunga trincea del Monte Fravort_MGR

ATTENZIONE: lo scorso autunno un violento evento atmosferico ha colpito i boschi e le valli del Trentino: numerosi sono gli itinerari che ad oggi sono ancora interessati dai danni provocati dal maltempo. Raccomandiamo pertanto prudenza; prima di intraprendere un’escursione suggeriamo di informarsi presso le Aziende di Promozione Turistica d’ambito o la sezione SAT pertinente circa le condizioni del tracciato da percorrere.

L’escursione porta alla scoperta di tre interessanti cime del gruppo del Lagorai; non presenta alcuna difficoltà tecnica ed è adatta a tutti, ma la lunghezza dell’itinerario richiede un certo impegno fisico.

ITINERARIO
L’area della Panarotta si raggiunge da Levico Terme: la strada s’inerpica per 11 km, in località Compet si svolta a sinistra seguendo le indicazioni per la Panarotta; si lascia l’auto nell’ampio parcheggio dove partono gli impianti di risalita della Cima Storta. In questo itinerario si consiglia di non tagliare la salita alla cima Panarotta: anziché seguire la mulattiera che s’inoltra nel bosco (segnavia 325), si prende la strada che gira a destra: in 5 minuti si arriva alla stazione d’arrivo di un piccolo impianto di risalita, poi salendo per le piste (segnavia 308 “Cima Panarotta”) si giunge ai 2.002 m della Panarotta, dove i resti delle postazioni militari si mescolano alle antenne radio e alle stazioni degli impianti di risalita. Tabelle esplicative illustrano le vicende belliche in Valsugana, descrivono i manufatti che s’incontrano sul territorio e i lavori di ripristino effettuati negli ultimi anni.
Dalla Panarotta si scende dolcemente sui prati de La Bassa (1.834 m); da qui, seguendo il segnavia 325, si sale sulla cresta del Fravort sud (2.037 m). Da qui si scende di pochi metri fino all’ampia sella del Pian dei Cavai (2.009 metri) e si scende l’irto crinale porta ai 2.347 m del monte Fravort. Sulla cima si trova un bivacco e tracce di trincee, camminamenti, scale, basamenti di baracche; 20 metri sotto la cima, direzione est, corre una “lunga trincea”, che merita senz’altro una visita. Si prosegue fra pietre in breve e ripida discesa verso la forcella Fravort (2161 m), da dove chi vuole accorciare l’escursione può rientrare verso cima Panarotta. Da qui si segue il segnavia 325 in direzione Gronlait-Passo della Portela; dopo 30-40 m s’incontra un crocevia: a sinistra il sentiero taglia il fianco del Gronlait e porta in circa 30 il passo della Portela (importante crocevia di sentieri e punto di comunicazione tra la val dei Mocheni e la val Portela) mentre per raggiungere la cima del Gronlait si continua in salita. Raggiunto il Gronlait, si torna alla forcella Fravort: qui si scende a destra su traccia di sentiero non segnato ma assolutamente intuibile e subito visibile: in 10 minuti s’incontra un cartello che ci immette sul “sentiero della prima guerra mondiale” in direzione “La Bassa”, dove si arriverà in circa un’ora. Anche qui tabelle informative spiegano i lavori di recupero e l’importanza logistica del sito (ricoveri, depositi di munizioni, stazione di una teleferica). Giunti ai prati di La Bassa, senza risalire sulla cima Panarotta, si prende a destra il segnavia 325, s’attraversa su comodo sentiero un bel bosco di conifere e i prati delle piste da sci e si giunge al parcheggio.

GUERRA SULLA PANAROTTA
I lavori di ripristino sui manufatti della Grande Guerra effettuati tra il 2005 e il 2006 sono notevoli e rendono particolarmente interessante l’escursione.
Oggi il maggiore impatto è offerto dalla cima del Fravort, con i resti di baraccamenti e la trincea posta poco sotto la cima; notevole è anche “il sentiero di guerra” che parte sotto la forcella Fravort (Kesseljoch), con resti dei basamenti delle teleferiche, baraccamenti e la strada militare.
Durante la guerra il punto maggiormente strategico era però il caposaldo fortificato della Panarotta che, assieme ai sottostanti forti di Tenna e di San Biagio realizzati alla fine dell’800, formava lo sbarramento della Valsugana. Il caposaldo della Panarotta ospitava due batterie di cannoni che bersagliarono le linee italiane della val di Sella e rasero al suolo vari paesi della Valsugana occupati dall’esercito regio. Per ovviare a questa situazione i comandi italiani tentarono di far avanzare le proprie linee: a metà marzo del 1916 furono effettuati i primi assalti, nei quali si distinsero i “volontari esploratori” comandati dal generale Baseggio. A inizio aprile l’offensiva italiana riprese contro le posizioni austriache dello Spigolo Frattasecca, del monte Broi e del Sant’Osvaldo: se l’operazione fosse riuscita i paesi di Novaledo e di Barco sarebbero stati aggirati da nord e si sarebbe potuto attaccare la Panarotta, cuore del sistema difensivo austriaco. Tra il 4 e il 6 aprile 1916 si registrarono durissimi combattimenti; le truppe italiane furono infine ricacciate sulle loro posizioni di partenza. La “compagnia della morte” contò 146 perdite su un totale di 200 effettivi; il 12 aprile successivo venne sciolta con un discorso di commiato del generale Baseggio nei pressi di Scurelle.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
- Luca Girotto, La lunga trincea 1915 - 1918: cronache della Grande Guerra dalla Valsugana alla Val di Fiemme, Rossato, Vicenza 2005
- Volker Jeschkeit, Le linee avanzate della Fortezza di Trento: la difesa della Valsugana e le vie di collegamento agli Altipiani, Curcu Genovese, Trento 2010