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“SILENZIO, SI MUORE” A DOLOMITI DI PACE

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In oltre duemila all'appuntamento di Forte Dosso delle Somme, sull'Altopiano di Folgaria

Un pubblico numeroso e attento quello di domenica 27 luglio a Dolomiti di Pace, sull'Altopiano di Folgaria. Oltre duemila gli spettatori rimasti fino alla fine del concerto nonostante la pioggia. Ad aprire l'evento voluto, promosso e sostenuto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Presidente emerito del Senato e Presidente del Comitato delle celebrazioni del centenario della Prima guerra mondiale Franco Marini. Con lui anche il vicepresidente della Provincia autonoma di Trento Alessandro Olivi e il regista Ermanno Olmi.

Se c'è un momento dal quale partire per raccontare l'appuntamento di Dolomiti di Pace inserito nel programma de I Suoni delle Dolomiti vissuto ieri, è proprio la fase finale del concerto che ha visto come protagonisti Paolo Fresu e Daniele di Bonaventura.
Sul prato che ricopre i segni ancora evidenti dei crateri lasciati dalle bombe e che si apre a valle del Forte Dosso delle Somme si sono alzati in piedi gli oltre duemila spettatori presenti. E l'hanno fatto per ascoltare il Silenzio, la melodia che saluta i soldati a fine giornata e i morti in battaglia. A interpretarlo il trombettista sardo che già l'aveva proposto ad apertura del concerto. Lì, nonostante la pioggia e con le nebbie che tagliavano veloci la mole imponente del Pasubio sull'altro lato della valle, sono rimasti tutti per ascoltare oltre un'ora di melodie riportate a oggi con tromba e bandoneon. L'appuntamento era di quelli importanti: una commemorazione ufficiale. Una canzone, il Silenzio, suonata in numerosi paesi per ricordare i drammatici eventi della Grande Guerra. L'ha spiegato Anna Villari della Presidenza del Consiglio dei Ministri (che ha voluto, promosso e sostenuto l'iniziativa), spiegando come il primo richiamo di tromba sia stato dato quest'oggi a Budapest e che sedici paesi si sarebbero alternati, anche gli USA, fino all'ultimo “saluto” offerto a Tirana. Per l'occasione era presente all'evento anche il Presidente emerito del Senato Franco Marini, il vicepresidente della Provincia Autonoma di Trento Alessandro Olivi, il regista Ermanno Olmi e il direttore del Museo storico italiano della Guerra di Rovereto Camillo Zadra.
Nel suo discorso di saluto Franco Marini – presidente anche del comitato per le celebrazioni del centenario della Prima guerra mondiale – ha ribadito come questo progetto del Silenzio sia quasi una riappropriazione della pace. Ha ricordato come la Grande Guerra abbia rotto un'epoca e di come questi drammatici eventi vadano raccontati nelle scuole e ai giovani per costruire e difendere la pace. Il vicepresidente PAT Alessandro Olivi è invece partito dall'identità del Trentino come terra di confine, oggi come allora, per ribadire una conquista essenziale dei nostri tempi: aver capito che le identità non devono prevalere una sull'altra, ma convivere e dialogare. Una chiusa più storica è stata quella di Camillo Zadra che ha ricordato come la guerra nel suo dramma, è stata forse la prima esperienza unitaria dell'Europa del Novecento e che da allora, purtroppo, le guerre europee sono state molte e di varia natura: sul nostro territorio, altrove, fredde o calde. Da allora si è pure capito che la guerra non finisce ed entra tutti i giorni nelle nostre case, basti pensare agli attuali fronti caldi dell'Ucraina o della Palestina per citarne solamente due.
Il regista Ermanno Olmi, che a novembre presenterà il suo lavoro dedicato all'ultimo giorno di guerra e intitolato “Torneranno i prati”, ha forse sintetizzato il pensiero di tutti dicendo che non è facile parlare di pace, perché le parole sembrano già consumate e l'unica soluzione è quella di rinnovare noi stessi per dare nuovo significato alle parole.
Poi è arrivata la musica. La prima interpretazione del Silenzio di Paolo Fresu, tutta giocata su effetti e riverberi che hanno dato l'idea di una melodia capace di percorrere pascoli, abetaie e superare montagne e confini.
A seguire un viaggio tra canzoni d'epoca cantate su questo o quel fronte, di canzoni invece che rappresentavano anche la voglia di vedere il sole nella notte europea e altre che invece furono ideate da una parte del fronte e poi vennero cantate nell'altro schieramento. Il tutto abilmente ripreso e ricreato dalla verve jazz di Fresu e Bonaventura. Così dopo il saluto del silenzio è arrivata “Addio padre, madre addio” recuperata dall'etnomusicologo Leydi, quindi “Reginella” e “Joska la rossa” molto familiare alle popolazione montane del triveneto.
Con “Demonius” il tema militare è tornato prepotente. Una reinterpretazione molto originale dell'inno della Brigata Sassari da parte di Fresu. Il bandoneon di Di Bonaventura ha invece trasportato tutti sulle rive del Piave, il fiume sacro italiano sul quale i soldati italiani hanno salvato l'Italia dalla capitolazione.
Al tema “Va l'Alpino” si è poi alternato il motivo più gioioso di “O surdato nammurato” durante il quale il pubblico ha ritmato con gli applausi la melodia e salutato il sole che ha fatto capolino per un breve momento. Prima della fine ancora Benia Calastoria e il brano che Fresu ha ideato per la colonna sonora di Olmi “Del soldato in trincea”: un omaggio al potere della musica capace di superare le divisioni e unire gli uomini.
L'evento è stato voluto, promosso e sostenuto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e inserito nelle Commemorazioni nazionali della Prima guerra mondiale, e organizzato dalla Struttura di missione per gli anniversari di interesse nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in collaborazione con I Suoni delle Dolomiti, Trentino Marketing e Azienda per il turismo di Folgaria, Lavarone e Luserna oltre a Rai Storia e Rai3.

Comunicato Ufficio Stampa PAT nr. 1913 del 28/07/2014