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PRESENTATO IL PIANO ATTIVITA’ DEL MUSEO STORICO DEL TRENTINO PER IL 2016

Fondazione Museo Storico del Trentino

Dopo annunci a ripetizione, nel corso del tempo sempre caduti nel vuoto, forse è la volta buona per l’apertura, a Trento, entro la fine dell’anno, del Museo della storia trentina del Novecento. La sede del percorso espositivo - in collegamento con altri spazi diffusi sul territorio (i forti Cadine e Belvedere, palazzo Baisi a Brentonico, villa Paradisi a Levico e la palazzina Edison di Santa Giustina) - sarà Ca’ dei Mercanti, a fianco del castello del Buonconsiglio e in diretto collegamento con la Fossa dei martiri dove vennero giustiziati, giusto un secolo fa, nel corso della Prima guerra mondiale, gli irredentisti Cesare Battisti, Fabio Filzi e Damiano Chiesa. Con l’ex questura di piazza Mostra futura sede della Fondazione Museo storico del Trentino, indirizzo espresso di recente dalla giunta provinciale, la zona si caratterizzerà quale vero e proprio polo museale della Storia. La decisione, uno dei punti del programma 2016, è stata comunicata ieri, nel corso di un incontro con la stampa, dal neo-presidente della Fondazione Museo storico del Trentino, Giorgio Postal, (l’ex senatore Dc che ha preso il posto del governatore provinciale, per statuto responsabile dell’ente fino a quando una recente normativa nazionale ne ha sancito l’incompatibilità) e dal direttore Giuseppe Ferrandi. Con questo nuovo assetto potrebbe così risolversi, almeno parzialmente, anche il problema della sistemazione del notevole patrimonio archivistico-documentario della fondazione finora disperso in varie sedi e difficilmente consultabile. In occasione di questi anni in cui si commemora il Centenario della Grande Guerra, Postal e Ferrandi hanno poi ricordato (l’aveva ampiamente anticipato il “Trentino” nelle scorse settimane) che nei prossimi mesi inizierà ad essere pubblicata l’edizione critica dell’opera omnia di Cesare Battisti (tra scritti, discorsi e lettere) il cui primo volume (1400 pagine), della decina previsti, sarà composto da tre tomi. Su Battisti è in programma nei prossimi mesi anche una mostra curata dal museo del Castello del Buonconsiglio. “E’ un’iniziativa di respiro nazionale – ha sottolineato il direttore – il cui obiettivo è quello di andare oltre sia le strumentalizzazioni che le mitizzazioni di questi ultimi mesi, ma anche di precedenti periodi, un tifo da stadio che fa solo male al Trentino”. In soldoni, tra chi considera ancora il politico socialista, già parlamentare asburgico a Vienna e che si schierò per l’interventismo italiano vestendone la divisa d’alpino, un traditore della causa tirolese (e anche dentro i palazzi governativi e legislativi provinciali c’è chi non è proprio insensibile al richiamo) e chi, fin dal primo dopoguerra, dal fascismo in poi, l’ha impalmato “martire” in chiave nazionalistica. Un progetto unitario museale, con al suo centro la Storia, è un altro dei cavalli di battaglia della fondazione. Per ora, più un invito a piazza Dante e all’assessore Mellarini per la definizione di una politica storico-culturale che altro. “In questo campo – ha sostenuto Ferrandi – è ancora difficile creare sinergie che coinvolgano, ad esempio, noi, il Castello del Buonconsiglio e il Museo della Guerra di Rovereto, come altri soggetti. C’è la necessità, invece, in prospettiva, di costruire una realtà reticolare”. Il presidente Postal ha invece insistito sulla dimensione regionale “che deve essere propria del nostro museo, discutendone con Bolzano e promuovendo ogni sforzo per una riflessione sufficientemente condivisa”. In questa direzione vanno gli incontri di aprile dell’Officina dell’autonomia (articolazione della fondazione) con il senatore altoatesino Francesco Palermo sul Terzo Statuto, con le Camere di commercio di Trento e Bolzano su un’economia di respiro regionale e con lo storico Giovanni De Luna. Infine, una stoccata di Ferrandi sulle polemiche riguardo la probabile adunata degli alpini a Trento nel 2018, anno di chiusura del Centenario. “Basta con questa guerra civile della memoria – ha affermato – Non siamo più in trincea. Solo una lettura avanzata della Grande Guerra secondo i criteri della migliore storiografia potrà contribuire a far sì che questo momento della nostra storia diventi patrimonio comune dell’opinione pubblica e non più fonte di divisioni”.

Paolo Piffer sul "Trentino" del 15 marzo 2016