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MONTAGNE IN GUERRA: UOMINI, SCIENZA, NATURA SUL FRONTE DOLOMITICO 1915-1918

Montagne in guerra

Inaugura la mostra al Museo Geologico delle Dolomiti a Predazzo
Venerdì 24 giugno, ore 17.00

C’è un paradosso nell’ ambiente in tempo di guerra: la natura è tanto onnipresente quanto invisibile. In ogni carta topografica, in ogni foto, disegno, schizzo essa è il muto scenario che ospita le vicende umane. Dal 1915 al 1918, i protagonisti della Grande Guerra, per tutti, sono stati altri: uomini, macchine e animali che per quattro lunghi anni sono vissuti sulle montagne del fronte alpino trasformandole, inconsapevolmente, in ciò che oggi conosciamo. È davvero cosi?

Da venerdì 24 giugno, al Museo Geologico delle Dolomiti a Predazzo, la mostra MONTAGNE IN GUERRA affronta gli eventi legati al primo conflitto mondiale da una prospettiva inconsueta, ossia ponendo in primo piano la natura, la forma delle montagne e il modo in cui l’uomo se ne è servito per la costruzione di un vasto teatro comune, il legame con l’alpe che trascende i luoghi e usa i segni della guerra per generare, nel tempo, un patrimonio collettivo. L’inaugurazione, alle 17.00, segna l’inizio delle attività estive al Museo dove, fino a settembre, verranno proposte attività, laboratori, conferenze ed escursioni alla scoperta della geologia del territorio. 

Ideata e curata da Marco Avanzini e Isabella Salvador del MUSE del Museo delle Scienze – Trento, MONTAGNE IN GUERRA è promossa e organizzata da MUSE, Museo delle Scienze di Trento, Fondazione Dolomiti Dolomiten Dolomites Dolomitis UNESCO - Rete del Patrimonio Geologico (Provincia autonoma di Trento), Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto. Molte le collaborazioni, tra cui Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto, Soprintendenza per i Beni Culturali - Ufficio Beni Architettonici, Archivio di Stato di Trento, Università di Trento – DICAM, Corso di Laurea in Ingegneria edile-Architettura, Società Geologica Italiana, ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, Geologische Bundesanstalt di Vienna.

L’esposizione si articola in cinque sezioni tematiche che affrontano le Dolomiti come teatro naturale del conflitto, il riadattamento di scienza e tecnologia alla pragmaticità delle esigenze belliche, la militarizzazione del paesaggio, i danni causati all’ambiente montano  dall’utilizzo di artiglieria pesante e le tracce lasciate dal conflitto, oggi documento di una vicenda tra le più drammatiche storia.

Il Teatro Naturale. Le regioni alpine furono occupate e gestite da popoli di diversa provenienza. La crescita demografica spinse gli abitanti a dissodare boschi sempre più ripidi o più in quota per ricavarne campi e prati: il paesaggio naturale si trasformò poco a poco in un paesaggio forgiato dalle attività umane.

Eppure prima del conflitto la montagna era quasi vuota. Poche strade e ferrovie attraversavano un territorio dotato di infiniti sentieri. Italiano, tedesco, ladino e moltissimi dialetti risuonavano nelle vallate dolomitiche dove era davvero scarsa la percezione di essere parte di un unico grande impero.

La Montagna Studiata. Nel 1915 la Grande Guerra raggiunse uno dei campi di combattimento più estremi: le cime delle montagne. Mai la guerra era stata combattuta in un ambiente così severo, dove la conformazione topografica rendeva impossibili gli attacchi diretti e le condizioni climatiche rappresentavano talora un ostacolo insormontabile. La geografia, la geologia, il clima, le caratteristiche fisiche di questi ambienti rappresentarono un vincolo fondamentale nello sviluppo di strumenti e strategie. Il primo conflitto mondiale costrinse il mondo scientifico allo sforzo di riadattare la scienza pura alla pragmaticità delle esigenze belliche. Ma se la scienza pervase la guerra, la guerra trasformò in modo importante il mondo della scienza. La “mobilitazione scientifica” accelerò e favorì importanti sviluppi dal punto di vista organizzativo, con conseguenze di lunghissimo periodo.

La Montagna Addomesticata. La Prima Guerra mondiale comportò una profonda e diffusa “militarizzazione del paesaggio” iniziata già negli anni precedenti. Esso scardinò totalmente i modi che le popolazioni locali avevano fino a quel tempo adottato nell’uso dei loro pascoli e boschi. Negli anni immediatamente precedenti il conflitto e nei quattro anni di guerra la costruzione di mulattiere, strade, postazioni di tiro, forti corazzati, baraccamenti, acquedotti e teleferiche intaccò in modo invasivo pendici mai toccate prima dalla presenza dell’uomo e trasformò in modo radicale e permanente i panorami di molte aree dolomitiche.

La Montagna Ferita. La guerra totale ebbe un impatto devastante sulle terre dove si combatté. I danni più evidenti furono causati dall’uso degli esplosivi e della nuova, potentissima artiglieria pesante, capace di generare crateri, dissesti e frane, di staccare enormi blocchi di pietra cambiando per sempre la configurazione fisica di creste e colline.

La Montagna che Ricorda. Il “paesaggio di guerra” è stato in gran parte riassorbito dal lavoro di generazioni e dal tempo. Oggi il nostro sguardo ne può cogliere le tracce soprattutto negli ambienti di montagna (dove gli avvallamenti segnalano ancora solchi di trincee e di esplosioni) e nei resti di fortificazioni che la sensibilità pubblica conserva come documento di una vicenda tra le più drammatiche della sua storia.

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Il Museo geologico delle Dolomiti a Predazzo. Recentemente riallestito, è il Museo specializzato nella geologia delle Dolomiti (dal 26 giugno 2009 parte del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO) in particolare delle Valli di Fiemme e Fassa. Fondato nel 1899 per iniziativa della Società Magistrale di Fiemme e Fassa allo scopo di valorizzare il patrimonio geologico e naturalistico locale e di promuoverne la conoscenza, dal 2012 è sezione territoriale del MUSE che lo gestisce in collaborazione con il Comune di Predazzo. Le collezioni geologiche sono costituite da un patrimonio di oltre 11.000 esemplari, tra cui la più ricca collezione di fossili invertebrati delle scogliere medio-triassiche conservata in Italia. Il Museo si completa e allarga sul territorio circostante con il “Sentiero geologico del Dos Capèl” fruibile nel periodo estivo.

Articolato su due piani il nuovo allestimento permette al visitatori di immergersi nei paesaggi dolomitici scoprendone la storia e il significato. Al piano terra il percorso offre una finestra sulle Dolomiti, con l’obiettivo di evidenziarne la centralità nella nascita del pensiero scientifico, approfondire le motivazioni e i criteri sui quali si basa il loro valore universale, fornire chiavi di lettura efficaci per la loro valorizzazione. Il piano interrato, invece, si propone come un viaggio tra le Dolomiti di Fiemme e Fassa presentate nelle loro peculiarità e nei loro rapporti con i massicci montuosi circostanti: il Lagorai, il Catinaccio, il Sella, la Marmolada, i Monzoni.

Fonte Ufficio Stampa PAT