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GRANDE GUERRA: IN PIAZZA DANTE DUE VAGONI FERROVIARI PER NON DIMENTICARE

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Inaugurata oggi l'installazione in piazza Dante nell'ambito delle manifestazioni del "14 ottobre".

Terzo atto oggi delle manifestazioni con cui le istituzioni trentine, con la collaborazione della Fondazione Museo storico del Trentino e del Museo Storico Italiano della Guerra, hanno ricordato assieme ai cittadini e alle scuole le vittime e i caduti trentini del Primo conflitto mondiale, in base a quanto stabilito dalla legge provinciale 11/2017. Dopo il convegno ad Ala “Tra guerra e pace”, dopo la solenne inaugurazione, domenica, del Memoriale dei caduti trentini della Grande Guerra, negli spazi espositivi del Castello di Rovereto, stamani è stata presentata la duplice installazione, in piazza Dante a Trento, davanti a stazione ferroviaria, ed in sala Depero, nel vicino Palazzo della Provincia, che ricorda quanti, dopo lo scoppio della Prima guerra mondiale, sono partiti, spesso senza fare più ritorno. Si tratta, significativamente, di due carrozze ferroviarie, due vagoni merci "storici" messi a disposizione da Trenitalia, appositamente riadattati, su uno sfondo di una sorta di trincea, realizzata con una paratia di ramaglie intrecciate. Uno dei vagoni ospita uno schermo su cui scorrono le immagini d'archivio del grande conflitto mondiale. In sala Depero, invece, un database con i nomi degli oltre 12.000 militari trentini caduti nei vari fronti, dalla Galizia ai Carpazi al fronte italiano, assieme ad un plastico del nuovo Memoriale e ad altro materiale fotografico.Le installazioni saranno visitabili fino all'11 novembre.
 

Il momento di stamani, rivolto soprattutto alle scuole, si è aperto con i saluti del direttore del Museo storico del Trentino Giuseppe Ferrandi, che ha ricordato la legge, voluta da tutto il Consiglio provinciale, con cui si è istituita ufficialmente la data del 14 ottobre per  commemorare, ogni anno, i militari e i civili caduti nel corso della Grande Guerra: quel giorno, il 14 ottobre del 1914, l'esercito austroungarico lanciò infatti un'offensiva sul fronte galiziano, per superare il fiume San, rimasto nella memoria per il suo essersi tinto del rosso del tanto sangue versato.

Le manifestazioni di questi giorni, però, non hanno celebrato una guerra o una serie di eventi bellici: il loro scopo è piuttosto quello di capire e di ricordare. Le installazioni presentate stamani saranno visitabili fino all'11 novembre, data altrettanto simbolica perché è quella che ha segnato, con la firma dell'armistizio, franco-tedesco, la cessazione delle ostilità. Ma "nella memoria nessuna croce manca", come recita il motto della manifestazione. Anche se per lungo tempo, come ricordato dal presidente della Provincia autonoma di Trento, intervenuto alla manifestazione assieme al sindaco di Trento e al presidente del Consiglio provinciale, ricordare i 65.000 mila trentini arruolati nell'esercito imperial-regio, così come le migliaia di profughi che dovettero lasciare le loro case all'avvicinarsi della linee del fronte è stato difficile se non impossibile. Il nazionalismo, infatti, non aveva esaurito la sua spinta  dopo il 1918: prima fu il fascismo ad impedire il ricordo di quei caduti e di quelle sofferenze, poi, anche dopo la Seconda guerra mondiale, e l'affermarsi finalmente della democrazia, dovette passare ancora molto tempo perché quegli eventi potessero essere riletti in maniera obiettiva e cadesse del tutto il velo dell'oblio.

Furono quindi soprattutto alcune associazioni a tenere viva la fiamma della memoria. E assieme a loro, naturalmente le tante famiglie trentine che avevano avuto un parente, a volte un genitore o un nonno, direttamente coinvolto nelle vicende della guerra.  Adesso, finalmente si può rendere omaggio nella maniera più piena al ricordo dei militari e dei civili che passarono attraverso il ferro e il fuoco della Prima guerra mondiale, che lasciarono le loro case sui treni per raggiungere il fronte o i campi profughi sparsi nel territorio dell'Impero, che a volte non fecero mai ritorno. E che anche quando lo fecero, rimasero a lungo inascoltati.

 

Fonte: Ufficio stampa della PAT, Comunicato n. 2529, 17 ottobre 2018